venerdì, 13 novembre 2009
Cioccolata/o, pasticcini, brioche, torte, biscotti, semifreddi: potremmo riassumere così i pensieri fissi di questo periodo. Tanto vado in palestra, no? Cor cazzo: se la bilancia segna un chilo in più non è merito del muscolo rinvigorito, bensì della scofanata di dolci che mi sto magnando senza remora alcuna. Potrei lamentarmi della carenza d’affetto, ma qualcosa (qualcuno) mi dice che la scusa non è valida. Ah già, come ho fatto a dimenticarlo? È l’arrivo del freddo! E brava Canto, e a gennaio come la mettiamo? Affittiamo una portaerei per poterci muovere comodamente?*
Comunque abitare vicino a una pasticceria tra le più rinomate della zona è una bella sfiga.
Ma cambiamo discorso, cari lettori maschi che scuotete la testa sconsolati di fronte ai soliti discorsi da donnini lamentosi e sempradieta, e passiamo a un argomento molto più avvincente.
Stasera c’è la cena della classe, vale a dire una serata in compagnia di gente che non vedi da anni e poi te la trovi vicino a tavola e non vi parlavate alle elementari, figurati ora, che poi vedi quello che alle medie scriveva sbagliato anche il proprio nome e ora se la tira sopra il suo macchinone da tantimila euro e ti chiedi se voti forzitalia o la l&ga come la maggior parte dei tuoi ex compaesani.
Ma è lo stesso, ci si va. Anche perché sarò seduta – almeno da una parte – vicino alle Amiche Storiche e quindi il gaudio è assicurato.
Il problema è: come ci si veste?
L’unica cosa che interessa a me e AS è che il confronto col passato ci veda sempre vincenti, e che negli occhi dei presenti si leggano espressioni di stupore di fronte al tempo che per noi sembra non passare mai** (quando amica E. ha detto “Il capello lo lascio sciolto” ho capito di essere arrivate a un punto di non ritorno).
Allora che si fa? La supergiovane con maglia e leggins? L’elegantona con pantaloni neri che non tramontano mai e trovi il modo di sdrammatizzarmeli? La minigonnata, che mica posso metterla ancora per molti anni quindi è meglio che mi giochi le ultime cartucce?
Sono problemi, sono.***
* Non è vero, non credo potrei affrontare un altro trasloco a breve. Mi è venuta in mente in proposito la frase detta dall’amico di Effe che ci aiutò: “Fammi sapere quando hai intenzione di trasferirti ancora, che una settimana prima mi butto nel Po.”
** Tra l’altro, avendo fatto la primina, sono la più giovane. Temo però che non si noti tantisssssimo la differenza.
*** Il post è finito, andate in pace (cosa non si fa per assecondare l’amore per il numero 3).
venerdì, 06 novembre 2009
Ci sono nel mio scompartimento questi tre ragazzi che avranno 17-18 anni: due sono più alti di 1 e 90 (anch’io quello che hanno preso loro, grazie), il terzo è piccoletto ma si fa sentire. Urlano, si offendono e bestemmiano in continuazione; disturbano tanto che quasi non riesco a completare la mia partita a snake (cribbio!). Tu dici “cambia scompartimento”, io rispondo “sono pigra e ormai sono seduta, scenderanno prima di me.”
Uno dei 2 grandoni si prepara davanti all’uscita mentre sta passando un controllore donna.
Biglietti, prego. Questo è stato timbrato due volte, sono 50 euro.
Ma che cazzo dice? L’ho timbrato ma poi ho preso l’autobus!
Sono 50 euro, se non li ha mi dia i documenti.
Mi fa parlare sì o no? Le pare che non compri un biglietto da 1 euro e 80?!
La situazione comincia a scaldarsi, ma solo dalla parte del “ragazzino”, raggiunto dall’altro gigante a dargli manforte (anche lui con biglietto pluritimbrato).
Io spero che arrivi Giacomo del trio a dire “gli dia una bella multina” per smorzare i toni, ma succede solo che questi due cominciano a vomitarle addosso i peggiori insulti cercando di spaventarla, mentre lei risponde calma e monocorde “Non alzate la voce. Sono 50 euro oppure scendete alla prossima stazione.”
Questi 2, tra un porco e un testa di cazzo, urlano sempre più forte, mentre io, coraggiosa come don Abbondio, comincio ad avere le palpitazioni e sbotto “Qualcuno intervenga! Possibilmente un uomo!”, immaginando che una mia intromissione nella faccenda si risolva con me legata e imbavagliata con la testa fuori dal finestrino.
Un signore effettivamente si alza e cerca di tranquillizzare gli animi, con scarso successo. Solo la – sempre ferma e impassibile – telefonata ai carabinieri della donna li convince a scendere.
Ecco, io penso che fare ed educare i figli sia una cosa difficile.
E poi: ecco, io vorrei avere quel sangue freddo lì.
martedì, 03 novembre 2009
C’è questa invenzione straordinaria, che consiste in un contenitore piuttosto capiente nel quale metti piatti e stoviglie sporche; poi schiacci dei bottoni e dopo un’ora e qualcosa apri e trovi tutto pulito.
E io sono arrivata a 35 anni per un certo periodo guardando l’invenzione nelle case altrui e pensando “a me in fondo non dispiace lavare i piatti”. Sì, io, quella che poi era passata alla minaccia “Effe, mi sembra il caso di lavarli una sera a testa, eccheccazzo! O devo fare tutto io, in questa casa?” Proprio io, quella che meno fa e meno farebbe, per cui ora trova difficoltoso anche sciacquarli, ‘sti maledetti piatti, prima di metterli nella scatola magica, e si sta chiedendo se sia proprio proprio necessaria, come operazione, e un bel maggiordomo che sparecchi sicuro che non ce lo possiamo permettere, amore?
Procede con discreto successo l’intento di non trasformare la casetta in un enorme ripostiglio in cui le gattole si rincorrono felici: sono ancora nella fase in cui tutto mi sembra bello e nuovo e voglio mantenerlo tale.
Una menzione speciale meritano il bidet, comodo come un divano, e il divano, comodo come un letto (no, il letto non funge da bidet). L’unico problema è che non sono ancora riuscita a vedere un film intero, perché le rare volte in cui ho detto “mi corico così sto più comoda” è arrivato il signore della sabbia e addio finale.
Per il resto, cerco soluzioni alternative al sentirmi penultima ruota del carro (il pensiero di chi sta peggio non consola), faccio gente, vedo cose, cerco di organizzare incontri che all’ultimo momento mi sfuggono, colpa della fretta di chi pianifica e alla calma di chi è invitato e puff, un’occasione svanita di vantarmi coi nipotini.
mercoledì, 28 ottobre 2009
Pagare 1 euro e 40 un gloss (nuovo! bellissimo! lucidissimo! profumatissimo! al caffè!) della Lancôme non ha prezzo.
martedì, 27 ottobre 2009
Che poi, M'arrazzo per me potrebbe andare con cani e gatti (anche porci, naturalmente), e poteva anche dire che non sapeva che quello fosse un trans, e che non li ha mai pagati perché a lui piace conquistarli.
Si è dimesso, perché sommerso dalla vergogna, e non posso che pensare alla sua famiglia sputtanata da qui all'eternità. Ma perché per le vere porcate, quelle che non riempiono le prime pagine dei giornali perché meno pruriginose, non si dimette mai nessuno?
Comunque. E' autunno - cosa sarebbe un post di Canto senza l'aggiornamento meteorologico? - e lo si capisce dal fatto che ho ripreso a riempirmi la faccia di sostanze colorate e dai colori meravigliosi che vedo in giro, e che vorrei fotografare se: a) ne fossi capace, b) il giorno in cui vado in ufficio in auto e con la macchina fotografica non avessi sempre camion incazzati dietro di me proprio quando vorrei gentilmente accostare e scattare.
Divento zia per la quinta volta: fratello ing.rottweil.caratteracc. entra nel mondo dei grandi e diventa papà (un attimo che rido). Ieri ecografia per sapere il sesso del fagiolo - così chiama amichevolmente l'esserino nella pancia della futura mamma - e seguente scambio di sms:
"Il medico non voleva sbilanciarsi, ma quando gli ho chiesto cosa fosse quella roba tra le gambe mi ha risposto che probabilmente è maschio."
"Ah, quindi il fagiolo ha il pisello! Bene: i maschi assomigliano alle madri, speriamo anche caratterialmente."
"Speriamo, sennò già dal primo giorno si litiga."
"Fratello, non so come dirtelo, ma ti svelo un segreto: tutti i bambini piangono, sii preparato."
"L'importante è che sia un pianto razionale e sintetico."
Poi. Pì a giugno si sposa, e mi ha chiesto di fargli da testimone. Me l'ha domandato via mail, col solito modo cretinetti che amo tanto, infilando la domanda in mezzo a mille cazzate. Io non sapevo se ridere o piangere, e mi sono tutta agitata. Naturalmente ho detto sì (anche perché ho già il vestito).
Infine. Fra 17 giorni abbiamo la prima di uno spettacolino-one: ino in modo obiettivo, one se penso al culo quadro che ci stiamo facendo perché tutto venga il più possibile lontano dall'imperfezione. E' una sfida obesa, e noi 5 siamo un po' dementi (ma finalmente ci divertiamo).
(Per la ricetta della caponata vedere nei commenti del post di metà settembre, che facciamo en plein di argomenti.)
lunedì, 26 ottobre 2009
“Come stai? Non ero sicuro fossi tu, ma ti ho riconosciuta dagli occhi.”
“… E io dalla bambina, sapevo che eri appena diventato papà. Quanto ha?”
“3 mesi. E lei è mia moglie.”
“Piacere. Beh, bravo. Mi piacciono i tuoi quadri, Effe me ne aveva parlato.”
“Grazie… Ma tu perché sei qua? Conosci qualcuno?”
“Direi di sì, sono la morosa di Effe.”
“Ah. Ah, bene! Allora ci rivediamo di sicuro!”
Amica: “Come mai quello lì ci è rimasto di merda quando gli hai detto di Effe?”
“Perché la bellezza di 18 anni fa abbiamo trascorso 3 ore a limonare duro sui divanetti di una discoteca, e da allora ci siamo incontrati 3 volte, ma credo che il pensiero sia volato sempre a quel sabato.”
Poi lui ritorna, senza moglie né figlia (io e l’amica ci immaginiamo che le abbia lanciate in macchina fingendo di doversi fumare una sigaretta. “Amore, ma tu non fumi!”). Mi chiede se vedo ancora la E. – quella che ci aveva presentati – e con aria nostalgica parla di “quei tempi” e di come ci divertivamo.
Io credo che di bello avessimo solo l’età (ma neanche tanto), e che come sempre sia andata bene così.
Poi vado ad abbracciare Effe e penso di essere molto fortunata.
giovedì, 22 ottobre 2009
No, ma dai,
questa roba - anzi, queste
immagini esclusive - sono andate in onda?
Le stravaganze, il bell'aumento di stipendio (!), l'ennesima sigaretta, lo spot all'incontrario, un'altra stranezza (?), ancora le stravaganze. (Ma noi non vogliamo dare giudizi.)
No, dai.
lunedì, 19 ottobre 2009
"E com'è triste il lunedì quando sai che a casa c'è un piumone che ti aspetta."
Ho appena concluso così la mail per una neo amica (poco neo, molto amica), con una frase che riassume alla perfezione il mio stato d'animo. Ce ne sarebbe un'altra, anch'essa densa di saggezza: "L'unica cosa bella dell'inverno che sta arrivando è che ho una casa nuova." Sì, ok le sciarpe avvolgenti e il latte (di riso) che si fa bere più volentieri, ma in cuor mio rivoglio le maniche corte. Sì, anche a costo del rigagnolino sulla schiena (ormai l'ho detto).
Comunque con una casetta che prende vita tutto si accetta più volentieri, compreso trascorrere la domenica divisi e intenti nei propri lavori ossessivi: io per esempio ieri ho sistemato le scarpe (ho due scarpiere! E tutte le scatole ci stanno nello sgabuzzone!) e i libri. In ordine alfabetico, gli italiani da una parte e gli stranieri dall'altra. Ero tentata di dividere "gli altri" per nazione, ma poi la cosa si sarebbe fatta un po' complicata e poco armoniosa, e quindi via al più bieco nazionalismo. Poi hanno una sezione a parte anche quelli di teatro, di poesia, d'arte. Peccato che quella stanza ancora non abbia la luce, sennò avrei trascorso anche la serata a dire "Beh, ho fatto proprio un bel lavoro. Non pensi, Effe, che sia stata molto brava? Conosci qualcuno che avrebbe saputo fare meglio? No, vero?", e così via.
Domani festeggio 4 anni d'ammore, e sulla scia dell'entusiasmo ho pensato di non uscire a cena ma far venire la cena da noi: servizio take away trovato, bottiglia comprata, speriamo che l'omo si ricordi i fiori (che fanno tanto cliché, ma è il loro bello).
Comunque non è che scrivendo questo post la voglia di piumone se ne sia andata.
mercoledì, 14 ottobre 2009
Più rispetto, ci vuole, più rispetto.
Dei silenzi, nelle domande, nel rispondere, nell'esserci, nel nascondersi, nel tono della voce, nella suoneria del telefonino, nei modi, cazzo, nei modi.
lunedì, 12 ottobre 2009
Lei ha appena avuto una brutta notizia ma riesce anche a parlare d’altro. Io la cazzio appena si lascia andare all’autocommiserazione e voglio ragionare con lei su cosa sia meglio fare. Poi all’improvviso si fa raggiante e mi dice: “Adesso cambiamo discorso e ci dedichiamo alle cose belle: il Lodo Alfano!” E così ripassiamo la reazione composta del nano e le sue frasi sempre più infelici, mentre facciamo ipotesi su quello che sarà.
Mi fa i nomi di tutte le sue amiche ipercattoliche che lo votano, e che io conosco bene perché ancora mi baciano dicendomi che “sono sempre uguale” (beate donne) (beate un po’ la fava). Mi spiega che non hanno mai smesso di apprezzarlo perché “l’importante è non votare i comunisti”, e poi perché è un uomo di successo, che ha molte donne e che ha fatto i soldi. Punto. “Ma la corruzione, i processi, sapere come ha fatto i soldi, gli scandali… Vanno in Chiesa tutti i giorni e di questo se ne fottono??” insisto io.
“Sì”, è la laconica risposta.
Ecco, una volta avevo scritto che forse qualcosa stava cambiando, ma oggi penso che anche no.
E poi penso anche che lei sia la persona che mi fa incazzare più di ogni altra al mondo, ma alla fine il bene che le voglio lo so solo io, e andrà tutto bene.